AREA SCUOLE

Benvenuti!

La stagione di spettacoli per le scuole per l’anno 2020/2021 è ora disponibile. Gli insegnanti hanno la possibilità di registrarsi alla newsletter, di visionare l’offerta e prenotare per le proprie classi.

A causa dell’emergenza sanitaria in corso nessuna data è stata fissata per quest’anno. E’ comunque possibile prendere contatti col nostro referente per le scuole qualora foste interessati alla visione di uno o più degli spettacoli da noi proposti.

Se non trovaste le informazioni che cercate in questa pagina o foste interessati alla prenotazione, si prega di inviare una mail all’indirizzo tessieriteatrodelghigno@gmail.com o di telefonare al referente per le scuole, Luca Tessieri, al numero 328.5740555.


OFFERTA SPETTACOLI 2020/2021


TRADIMENTI di Harold Pinter

REGIA DI LUCA TESSIERI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com – In scena: Bianca Mazzei (Emma) e Vezio Bianchi (Jerry)

Parole chiave: tradimento, amore, letteratura inglese, natura delle relazioni, conflitto amoroso, dramma

Discipline interessate: Inglese, Lettere
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI

Il palcoscenico assume diverse forme e colori e incontra l’atmosfera sospesa e reminiscente del passato. Un passato che racconta la storia d’amore di Emma e Jerry dal suo sgretolarsi sino alla sua nascita. La messa in scena mira a far risaltare il testo di Pinter attraverso una composizione suggestiva e semplice, che usa lo spazio e il legarsi tra le varie scene in modo quasi cinematografico, così da generare nello spettatore un senso di continuità al ritroso. Le parole guidano il tutto srotolando gli avvenimenti e generando un senso di malinconia e forte coinvolgimento. La scena è pensata dividendo gli spazi della storia grazie ai tendaggi e alle abat-jour che colorano i volti di rosa, di bianco pallido e di intimità, quell’intimità che si instaura lentamente, piano piano, nell’appartamento rifugio d’amore dei protagonisti.


ARTE di Yasmina Reza

REGIA DI LUCA TESSIERI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com – In scena: Federico Librino (Serge), Vezio Bianchi (Marc) e Giuseppe Allegrini (Yvan)

Parole chiave: relazioni, amicizia, arte, quadri, conflitto, felicità, dramma

Discipline interessate: Lettere, Filosofia, Storia dell’arte, Francese
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI

“Se io sono io in quanto me stesso e tu sei tu in quanto te stesso, io sono io e tu sei tu. Se, però, io sono io in quanto tu sei tu e se tu sei tu in quanto io sono io, ciò vuol dire che io non sono io e tu non sei tu”

Arte è una riflessione sull’amicizia, affrontata attraverso un quadro bianco, da cui scaturisce un confronto tra tre amici di lunga data che si trasforma a poco a poco in un massacro. L’arte diventa metafora della soggettività assoluta e di conseguenza dell’impossibilità di comunicare. Quella che era partita con l’essere una semplice cena tra amici si trasforma a poco a poco in un litigio che rivela sentimenti e rivalità di persone legate non si sa più da cosa, se non dal ricordo di uno sguardo che, forse, un tempo condividevano. I tre protagonisti si vedono come non sono più o come vorrebbero essere e nessuno dei tre accetta il cambiamento degli altri. La discussione viene infiammata dalla comparsa, a seguito di un dispendioso acquisto in casa di uno dei tre, di un quadro interamente bianco di un artista contemporaneo. Attraverso una riflessione sul concetto di opera d’arte e sulla soggettività o meno del suo contenuto l’autrice scrive un dialogo che si infittisce e si complica sempre di più, man mano che vengono rivelate le storie e le dinamiche relazionali tra i tre personaggi. La scena è un salotto borghese con una poltrona, un divano e tre quadri che rispecchiano le personalità degli amici e racchiudono la loro visione del mondo.


LA PAROLA AI GIURATI di Reginald Rose

REGIA DI LUCA TESSIERI

Parole chiave: verità, pregiudizio, stereotipi, pena di morte

Discipline interessate: Diritto, Filosofia, Lettere, Inglese, Scienze umane, Storia
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI

Tratto dal film “Twelve angry men” di Sidney Lumet (1957) lo spettacolo racconta di dodici giurati senza nome, riuniti intorno a un tavolo, che devono arrivare ad un verdetto definitivo: giudicare colpevole o innocente un giovane ispano-americano accusato di aver assassinato il padre. Il testo di Reginald Rose è un capolavoro assoluto che ci pone di fronte a noi stessi e alla nostra capacità di ascoltare, di relazionarci e di liberarci del pregiudizio. Durante i primi minuti capiamo che la maggioranza dei giurati è convinta della colpevolezza del ragazzo e le prove sembrano inconfutabili, tanto che si vorrebbe liquidare in fretta la faccenda per poter tornare a casa o andare allo stadio a vedere la partita. Alla votazione che tutti pensano definitiva, però, uno dei dodici vota per l’innocenza del giovane: “Io credo che meriti qualche parola, nient’altro”. Attraverso la razionalità, la resilienza e la positività, analizzando a poco a poco tutta la dinamica del delitto, l’ottavo giurato dimostra agli altri quanto sia facile, in realtà, superare l’apparenza e quanto il proprio vissuto e i pregiudizi possano essere fatali. Il testo è enorme bacino di spunti di riflessione: la lotta per la giustizia, l’indifferenza, il pregiudizio, il razzismo. Il tutto è raccontato attraverso le storie dei personaggi senza mai essere didascalico o paternalistico. L’ottavo giurato non vuole insegnare niente agli altri, ma analizzando i fatti instilla il dubbio che porta la giuria a riconsiderare le sue posizioni. La messa in scena è in stile noir: la musica e le luci richiamano l’atmosfera di questo genere. Gli attori indossano e sono truccati in modo da richiamare una pellicola in bianco e nero e lo spettacolo, pur sembrando molto statico nella sua costruzione, racchiude in realtà una forte dinamicità che viene veicolata attraverso le reazioni dei personaggi alla discussione, ai colpi di scena e alla forza delle tematiche trattate. Lo spettatore è costretto ad un forte ascolto attivo che genera quesiti dalle risposte ineludibili.


LA TEMPESTA di William Shakespeare

REGIA DI LUCA TESSIERI

Discipline interessate: Inglese, Lettere, Musica
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com – In scena: Davide Arena e Bianca Mazzei (Calibano)

La Tempesta, ultimo capolavoro teatrale di William Shakespeare, viene proposto attraverso una suggestiva metafora musicale: l’usurpato duca di Milano, Prospero, è un direttore d’orchestra in rovina, un compositore, le cui musiche hanno il potere di manipolare, trasformare e cambiare gli eventi. Così la bacchetta magica è una bacchetta da orchestrale, gli incanti sono spartiti, perfettamente pensati e predisposti. Coadiuvato dall’aiuto di Ariel, spirito dell’isola, Prospero scatena una Tempesta per far sì che la nave su cui viaggiano coloro che un tempo lo esiliarono naufraghi vicino a lui. La Tempesta è il motore scatenante dell’azione che porterà Prospero a dirigere tutti i personaggi verso i suoi propositi. Attraverso la magia della musica Prospero riesce a manipolare il complotto architettato dal mostro Calibano e i suoi complici, a far innamorare sua figlia Miranda e il principe Ferdinando e a far confrontare i suoi nemici coi loro misfatti. Tuttavia Prospero arriverà ad analizzare il proprio operato e ben presto si renderà conto che tutte le sue azioni non hanno alleviato il suo dolore né tanto meno hanno reso felice la sua amata figlia Miranda, suo unico bene. La magia prende forma attraverso i componimenti di Maurice Ravel, artista la cui musica perfettamente si adatta alle molteplici atmosfere della fantastica isola di Prospero. Una riflessione sulla potenza della musica e sulla sua capacità di modificare gli umori, le volontà e le intenzioni dell’essere umano. Una riflessione che prende vita dal meraviglioso testo shakespeariano, ricondotto a un’aerea essenzialità per incontrare le scelte di regia. Gli attori si muovono in uno spazio vuoto, animato solamente dai loro corpi e dal complesso disegno delle luci, che riesce a creare le molteplici atmosfere necessarie allo svolgimento del dramma.


LA LOCANDIERA di Carlo Goldoni

REGIA DI LUCA TESSIERI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com – In scena: Alice Dainelli, Valeria Parlato, Ilenia D’Angelo (Mirandolina)

Discipline interessate: Lettere, Storia
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE MEDIE/SUPERIORI

La figura di Mirandolina è la protagonista indiscussa di questa famosissima commedia di Goldoni. È tanto presente e caratterizzata che la regia ha sentito la necessità di analizzarla approfonditamente e dividere il ruolo in tre attrici: esse sono in scena contemporaneamente e hanno l’istruzione precisa di far risaltare tre aspetti diversi del più famoso personaggio goldoniano. In Mirandolina c’è la scaltrezza, l’intraprendenza, il giocare all’amore; c’è il suo interesse e il suo bisogno e quindi il profitto della sua locanda, il senso del dovere e quel saper disimpegnarsi con stile dai maldestri tentativi di seduzione; c’è quel suo essere maliziosa e a tratti schietta e definitiva quando ha a che fare con gli avventori della sua locanda, i quali tutti vorrebbero essere qualcosa di più ai suoi occhi. La messa in scena si concentra sulla figura della protagonista e predilige una regia scarna e semplice, dove Mirandolina è regista e attrice, intrattiene e decide, è tanto determinata che si rivolge spesso anche al pubblico spiegando quel che farà e ci mostra chiaramente qual è l’arma vincente, ossia l’intelligenza. Goldoni ci mostra una donna emancipata, autonoma e sicura di sé, capace di gestire gli uomini e, infine, di sconfiggere la misoginia del Cavaliere. Nel finale, seppure da vincitrice, ritorna in parte sui suoi passi onorando la promessa, fatta al padre defunto, di sposare Fabrizio. Goldoni ci avvisa che la storia della Locandiera deve mettere in guardia gli uomini dalle illusioni e dagli amari tranelli che le donne sanno, con somma astuzia, architettare; la stessa Mirandolina ci avvisa: “Lor signori approfittino di quanto hanno veduto […] e quando mai si trovassero in occasione di dubitare, di dover cedere, di dover cadere, pensino alle malizie imparate e si ricordino della locandiera.”


LA CANTATRICE CALVA di Eugène Ionesco

REGIA DI LUCA TESSIERI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com
In scena: Luca Tessieri (Sig. Smith), Bianca Mazzei (Sig.ra Martin), Federico Librino (Sig. Martin), Valentina Dardano (Sig.ra Smith)

Discipline interessate: francese, lettere, scienze umane
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE MEDIE E SUPERIORI

La cantatrice chauve è la prima opera teatrale di Eugene Ionesco del 1950. Definita dallo stesso autore “anti-commedia”, essa è il primo esempio di teatro dell’assurdo. L’autore si ispirò ad un manuale di conversazione inglese accorgendosi della banalità delle frasi che vi erano contenute. Gli Smith e i Martin si ritrovano in un comune salotto, nei dintorni di Londra. I luoghi comuni sono i protagonisti della pièce. I personaggi sono calati in una dimensione metafisica e la messa in scena è perciò ridotta alla più semplice espressione. La cantatrice calva, tuttavia, ci parla di noi: la nostra incapacità di comunicare, la frustrazione derivante dal non essere capiti, il desiderio di far prevalere la nostra personale opinione su quella degli altri, a tutti i costi. Ionesco ci parla di ascolto, di contraddizioni e di stereotipi con un teatro innovativo e divertente. I personaggi sembrano parlarsi ma in realtà mantengono tutti uno stato di isolamento, come se non riuscissero o non volessero comunicare. L’anti-commedia ioneschiana è una sintesi del paradosso odierno della comunicazione, che vede contrapposti i più innovativi sistemi digitali all’incapacità reale dell’umanità di sapersi esprimere in modo efficiente, di ascoltarsi, di entrare in empatia.


L’AVARO di Molière

REGIA E ADATTAMENTO DI LUCA TESSIERI

Foto di Paolo Tomassini – www.paolotomassini.com – In scena: Ida Venditti (Frosina), Saverio Ottino (Arpagone)

Discipline interessate: Francese, Lettere
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI

Il famoso testo francese di Molière è riproposto, in versione ridotta, con un’ottica originale e particolare: ci troviamo all’interno della mente del protagonista, e vediamo attraverso i suoi occhi. La scena rappresenta lo specchio di se stesso, quello stesso specchio che alla fine gli presenterà il conto: ogni oggetto di scena e la stessa costruzione dello spazio è chiara rappresentazione della sua visione; una visione alterata e staccata dalla realtà, che lo dipinge come un gigante dorato su di un trono scarlatto, mentre i personaggi attorno a lui vestono abiti poveri e si muovono come silenziose serpi. Sono tutti entità maligne, pronte a derubarlo e a turbare la sua quiete. Una casa dove tutti sbirciano, bisbigliano e si intrufolano subdolamente. Lo spettacolo ci mostra la visione del malato di avarizia, di come vede e sente gli altri e di come vorrebbe conformarli a se stesso, senza riuscirci; di come si distragga per conservare il suo potere e il suo denaro mentre tutto, intorno, gli sfugge definitivamente. Grazie anche alla musica di Lully, alle atmosfere steampunk e a un finale registicamente rivisitato (che non scalfisce il testo originale) la commedia assume un retrogusto amaro e inquietante.


IL PONTE LEVATOIO di Silvia Masotti

REGIA DI LUCA TESSIERI

Foto di Daniel Aiello – In scena: Valentina Consolo (Eudossia), Vezio Bianchi (Glauco)

Discipline interessate: Lettere, Filosofia, Scienze umane
CONSIGLIATO PER LE SCUOLE SUPERIORI


“Il ponte levatoio” prende vita dall’esigenza creativa di raccontare una storia di una donna rimasta sola. Una principessa lasciata all’interno di un castello che viene sedotta da un amore adultero. Eudossia fa una scelta che la porterà a tormentarsi e a confrontarsi con la legge imposta da suo marito, il principe Eugenio, il quale l’aveva ammonita prima di partire: “Se lasci il castello ti farò uccidere al mio ritorno”.
Altri personaggi animano la vicenda: l’amante, la madre, le amiche Arianna e Picca, il guardiano e il barcaiolo del castello. Anch’essi operano delle scelte che coinvolgono fatalmente la protagonista.
“Il ponte levatoio” è apparentemente una storia d’amore, la fiaba di una principessa, ma è anche una favola crudele. È la storia di come una storia ci disegna il destino; è un racconto di colpe, è un racconto di scelte. Il ponte levatoio si apre e si chiude, ma non per sua volontà; il ponte levatoio è una forma mentale che ci limita solo se ci lasciamo limitare.
Eudossia potrebbe essere una donna qualsiasi, un personaggio reale quanto immaginario, una figura che è più vicina a noi di quanto pensiamo, una vittima, una carnefice, una sciocca, un’anima libera, una pazza, una codarda, un’ingenua o semplicemente una donna che non ha il potere di decidere di se stessa… il giudizio dipende da noi.